7 improbabili prestazioni canore di giocatori NBA

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7 improbabili prestazioni canore di giocatori NBA

Non era meglio limitarsi al basket?

I giocatori NBA possiedono capacità mediatiche decisamente potenti. Non sono solo in grado di stupirci allo sport più bello del mondo: protagonisti di vagonate di pubblicità, conducono show televisivi, si esibiscono in stacchetti danzanti durante le partite e si prestano addirittura a comparsate in pellicole discutibili.

La grande macchina stampa-soldi che ruota attorno all’NBA trova quindi un terreno fertilissimo in questi ragazzi, d’altronde, come uno dei suoi più famosi protagonisti ha dichiarato, “NBA stands for Nothing But Actors”. Nella lega di basket professionistico americana i due mondi, quello dello spettacolo e quello dello sport, gravitano fianco a fianco e il loro continuo scontrarsi produce di tutto, persino una roba come il Celebrity Game dell’All Star Weekend, dove Kevin Hart smazza assists a Snoop Dogg.

Alla luce di tutto ciò non è per niente strano che alcuni giocatori NBA si siano voluti improvvisare cantanti. Il meccanismo sembra semplice: sfruttare la notorietà cestistica dei giocatori, poco importa se loro effettive capacità sono insufficienti e/o ridicole.

Il sopracitato Shaquille O’Neal è stato il primo a bucare le classifiche in modo considerevole e molti altri hanno cercato di imitarne il successo, sia per questioni promozionali che per semplice passione. Sono tantissimi e mi piacerebbe parlarvi di tutti (so che Metta World Peace/Ron Artest non mi perdonerà mai per averlo escluso) ma qui cerco di dare una panoramica di quelli più inverosimili, cominciando da lontano.

1) WILT CHAMBERLAIN – THAT’S EASY TO SAY

So a cosa state pensando: “Questa l’ho già sentita da qualche parte..” Ebbene non vi sbagliate, l’avete probabilmente ascoltata all’inizio dell’episodio di Federico Buffa Racconta dedicato a Wilt Chamberlain. Wilt non era per niente estraneo a un ambiente musicale. Durante il suo periodo all’Università del Kansas Wilt ebbe un suo personale programma dedicato alla musica jazz (con il titolo di “Flippin with The Dipper”) nella radio dell’università.

Wilt Chamberlain at radio of Kansas University

Wilt Chamberlain nella radio della University of Kansas (Bardstand Beat)

That’s Easy To Say” è il lato B del 45’’ “By the River”, sempre cantato da lui.

Elencare tutte le qualità di Wilt Chamberlain richiede troppo tempo. Imprese sovrumane dentro e fuori il campo di gioco, carattere possente quanto il suo fisico. E sapeva pure cantare in maniera cristallina. Ogni volta che imparo qualcosa di nuovo su di lui non posso fare a meno di stupirmi.

2) ALLEN IVERSON – 40 BARS

C’è una premessa che non ho fatto: escluso il primo della lista tutti gli altri artisti elencati qui appartengono a un solo altro genere musicale, vi lascio indovinare quale. Sembra quasi logico che uno dei più grandi giocatori NBA del nuovo millennio, dal passato turbolento e dallo stile prettamente hip hop come Allen Iverson, si sia cimentato in una canzone rap. Questa traccia iniziò ad essere trasmessa da alcune radio di Philadelphia nell’estate del 2000 e subito suscitò un vespaio di polemiche per il testo non proprio felice e sereno secondo i benpensanti. Vedere ad esempio questi versi rivolti agli omosessuali:

Come to me with faggot tendacies
You’ll be sleepin where the maggots be

Oppure:

Everybody stay fly get money kill and fuck bitches
I’m hittin anything in plain view for my riches

O ancora, le minacce verso coloro che osano criticarlo:

I know killaz that kill for a fee
That’ll kill yo’ ass for free, believe me
How you wanna die fast or slowly?

Niente di strano o scabroso se considerate nell’ottica di un normale testo rap, ma totalmente inaccettabili da un personaggio pubblico e con endorsements importanti come Iverson, tant’è che il Deus Ex Machina della NBA, il commissioner David Stern, si espresse con dure critiche verso il contenuto dell’album. Iverson accettò prima di modificare alcuni testi e poi decise di cancellare definitamente la sua carriera musicale (per i curiosi, alcune tracce hanno trovato la via del mercato).

3) JASON KIDD – WHAT THE KIDD DID

La traccia è tratta da “Basketball’s Best Kept Secret”, una tappa imprescindibile se volete avvicinarvi al magico mondo dei rappers NBA. Nomi di tutto rispetto (cestistico): Brian Shaw, Gary Payton, Dana Barros e il solito O’Neal. Siamo nel 1994 e il giovane Jason Kidd ricorda con spensieratezza i tempi del college a Berkeley. Questa svetta decisamente sulle altre per l’orrendo gioco di parole che viene fatto con il suo cognome:

J. Kidd from the town O-A-K
He came from a newcomer or so they say
I’m the new Kidd on the block, but they jock still
I got skills with the rock

E per altre metafore un po’ troppo ardite:

I ain’t new to
This, I give assists like a high school tutor
But who the hell said bein’ a Kidd was easy?

Basketball Best Kept Secret

Cover dell’album Basketball’s Best Kept Secret (Amazon)

4) TONY PARKER – TOP OF THE GAME

Oh, finalmente un video! Uscito in contemporanea all’album di debutto “TP” nel 2007 (c’erano già stati dei segnali nel 2005), rappresenta l’ingresso ufficiale di Tony Parker nel mondo del rap in lingua francese.

V’la l’OVNI [OK!] Un style barge dopé, aux amphét’ [OK!]
Chorale règlements d’comptes
C’est Tony sans Montana à la conquête du monde
Et si la presse est sceptique, qu’elle m’écoute quelques secondes [hein hein]

Un momento Tony. È più forte di me. Non ce la faccio proprio ad associarti allo stereotipo del rapper “cool” gangsta-macho padrone della situazione. Non riesco a considerarti minaccioso sotto quel punto di vista. Per me sei quello che chiede amabilmente a Popovich il permesso di continuare a giocare. Avrei avuto molto più timore se Manu Ginobili avesse fatto un video del genere. Di lui ho davvero paura: uccide i pipistrelli a mani nude e una gang di sedicenni gli ha dedicato una canzone.

5) CHRIS WEBBER – GANGSTA! GANGSTA! (HOW U DO IT)

Sembra che il virus del rap colpisca principalmente i playmakers (Jason Kidd e Brian Shaw sono addirittura diventati coach, quindi cosa aspettano Scott Brooks e Mark Jackson a far uscire i loro mixtape?), fortunatamente Chris Webber viene in nostro soccorso. Il singolo è tratto dal suo album d’esordio “2 Much Drama”, dove per “drama” si intende il casino generato da una finale persa per un timeout chiamato a cazzo.

C’è solo una cosa che non mi convince: far uscire una canzone dal titolo “Gangsta! Gangsta!” nel 1999, proprio durante le indagini per uno dei più grandi scandali della storia del basket NCAA? Quello che poi ha macchiato indelebilmente la sua reputazione di giocatore di college e cancellato tutte le partite dei Fab Five? Che importa, il video è stupendo: un po’ di gentili donzelle sparse qua e là, champagne e Kurupt che ruba la scena a Webber nonostante sia più basso di 30cm!

6) LEBRON JAMES – NIGGAS IN PARIS FREESTYLE / KINGDOM

Yo, y’all already know what it is
It’s the kid, King James
Wanna give a shoutout to the four horsemen
Shoutout to Fab 5

A Lebron James mancava solo una cosa da fare per zittire gli HATERZ: rappare. Ci ha concesso gentilmente 20 secondi del suo tempo e ha cercato di destreggiarsi su una base già utilizzata dal suo grande amico Jay Z (la Familia sta sopra a tutto!)

Lebron James & Jay Z La Familia

Il Presidente Jay Z e La Familia (Clay Patrick Mc Bride)

LBJ non è nuovo a prestazioni canore, da segnalare il suo contributo al #4BarFriday, un contest rap settimanale organizzato da Damian Lillard a cui hanno partecipato altri giocatori NBA come Paul George, Iman Shumpert e Captain Jack. E le performances al BATTIOKE, l’evento di beneficenza più geniale di South Beach?

Un verso completo Lebron ce l’ha finalmente “droppato”. Trovandosi in compagnia di Sian Cotton, un membro di quei Fab Five citati nel freestyle precendente (non gli omonimi di Michigan bensì quelli di St. Vincent – St. Mary) e rapper in erba, Lebron ha pensato bene di incidere un pezzo intitolato guarda caso “Kingdom” in cui si bulla della sua posizione di Re:

Say what you want about the king,
Got money, got cribs, got whips, and oh yeaaa (bleeped) got 2 rings (2 rings, 2 rings)

Attenzione, KD si è stufato di essere secondo.

7) KOBE BRYANT – K.O.B.E.

La carriera musicale di Kobe Bryant ha un’evoluzione piuttosto travagliata. Tornato a Philadelphia dopo aver passato l’infanzia in Italia (il padre, Joe Bryant, ha giocato in diverse squadre italiane), Kobe si avvicina al mondo del rap a Lower Merion HS dove entra a far parte del collettivo rap CHEIZAW. Con il soprannome di “The Eighth Man” (vi ricorda qualcosa?) porta avanti una passione parallela a quella cestistica, lavorando su metrica e flow tanto quanto sul suo arresto e tiro. Le porte del successo si spalancano presto: nel 1996 inizia la sua carriera nella NBA, che lo porterà rapidamente al rango di superstar. Due anni più tardi un produttore della Sony Entertainment decide di scritturare i CHEIZAW in modo da cavalcare l’onda del prematuro successo di Bryant. Varie scelte della produzione lo costringono ad incidere da solo. Il singolo “K.O.B.E.”(assieme a “Thug Poet”) debutta in pompa magna nel 2000 accompagnato anche da un live all’All Star Weekend.

Un flop pazzesco. Kobe tentò in seguito di rilanciare la sua carriera creando una propria etichetta discografica. Altro flop, e tutto finisce nel dimenticatoio. Shaq direbbe (e l’ha detto): “Kobe, nigga, tell me how my ass tastes“.

Tutto ciò che ci rimane sono una manciata di canzoni, diversi camei in altre tracce e l’imbarazzante live dell’All Star Weekend dove Kobe rappa anche in italiano (inizia al minuto 3:22). Ho cercato di fare del mio meglio nel trascrivere parte del testo:

Sto cercando l’amore
Che non mi spezza il cuore
Una storia vera, sincera, bella eterna
Che roccia, Prada, Donatella, Gabbana, aziza(?), carina sta ragazzina!
F.I.G.A. figa, di serenata, non c’è una ????
Ascolta, la porta te la faccio vedere, se mi vuoi per i soldi e non per Kobe
Voglio una bomba, una non gelosa delle bombe con cui lavoro perché non è famosa

Il singolo K.O.B.E. è stato remixato in italiano e i versi che sentite nel live sono tratti proprio da quel remix! Qui ce n’è un altro frammento. Purtroppo non sembra esserci traccia della versione completa.

E per il gran finale: Kobe canta un coro che i tifosi italiani cantavano al padre!

Kobe, io non ho parole. Lascia perdere la NBA e gli Stati Uniti. Vieni a giocare in Italia in modo da farti adorare come un semidio. Ti verranno tributati tutti gli onori possibili.

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