Esempio di Koujo-moe

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Koujo-moe, l’ossessione giapponese per le fabbriche

Il Giappone è un luogo affascinante e ricco di cultura, con aspetti che risultano molto spesso oscuri a noi occidentali, cosa comune a molte culture asiatiche. Prendiamo ad esempio Ukishimacho (浮島町) un’isola della città di Kawasaki, prefettura di Kanagawa.


Kawasaki è storicamente la sede di molte industrie giapponesi, in particolare chimiche e metallurgiche. L’isola di Ukishimacho è totalmente ricoperta di zone industriali, tant’è che la sua popolazione totale è di due (!) soli abitanti. Di per sè non sembra essere nulla di speciale, però vi invito a guardare questo video dell’utente cat2525jp, specializzato nel girare timelapse nella città di Tokyo:

Ora, sarà la musica di Brian Eno, l’atmosfera notturna, le luci al neon o le strutture metalliche (o tutto ciò messo insieme), ma il video è di enorme effetto, e non credo di essere stato l’unico a rimanere colpito.

I Giapponesi utilizzano il termine Koujo-moe (工場萌え) per indicare proprio l’infatuazione per le fabbriche come Ukishimacho (nota a margine, la particella “Moe” è usata in tantissimi modi), mete di pellegrinaggi di appasionati fotografi degli ambienti industriali. Mi sono imbattuto in questa strana passione attraverso il blog Culture Japan di Danny Choo e, come lui stesso segnala, basta fare una ricerca su Google Immagini o Instagram per capire la portata di questo fenomeno. Vengono addirittura organizzate gite turistiche verso le zone industriali come documentato da CNN e Wall Street Journal (video relativo).

Sempre CNN riporta come questa cultura si sia probabilmente originata da un libro del fotografo Ken Oyama, ex dipendente Panasonic ed ora guida specializzata in “turismo industriale”. Comprendo benissimo l’attrazione per questo genere di immagini, ne subisco io stesso l’effetto e per semplice curiosità visiterei anch’io una di queste zone industriali. Ma capisco anche chi non vi trovi assolutamente nulla di bello, come Krista Mahr sul suo blog su Time.com, sottolineando invece la pericolosità per la salute umana di fabbriche del genere, viste parallelamente come fonti di posti di lavoro e malattie per la popolazione circostante, e in Italia purtroppo ne abbiamo diversi esempi.

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