Il tavolo degli ufficiali di campo dei Washington Wizards

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Ufficiali di campo nel basket NBA

Chi sono e come lavorano gli ufficiali di campo nella NBA? Più altre considerazioni sulle statistiche.

Essendo un ufficiale di campo in erba non ho potuto fare a meno di chiedermi come lavorino le mie controparti statunitensi. Il recente errore di uno di loro è risultato nella tripla pazzoide di Paul George contro i Detroit Pistons e ho colto l’occasione per cercare un po’ di informazioni. Vengono inquadrati in rare occasioni (soprattutto durante gli instant replay) e per tutto il resto della partita si perdono nella folta schiera di persone che compongono il tavolo NBA; difficile distinguere qualcuno in mezzo a tutta quella gente (per non parlare dei cronisti e dei facoltosi tifosi a bordo campo).

Fortunatamente non sono l’unico ad essersi posto alcune domande: in rete si possono trovare diversi articoli dedicati alla cosidetta stats crew, ossia l’insieme degli ufficiali di campo “classici” (il segnapunti e quelli che gestiscono cronometro e apparecchio dei 24 secondi) più tre addetti alle statistiche e l’operatore del tabellone dei punti.

La stats crew è quindi così composta:

Scorekeeper “Book” (segnapunti)
Shot clock operator (operatore 24 secondi)
Game clock operator (cronometrista)
Scoreboard operator (assistente segnapunti)
Primary, Secondary e Caller (tre addetti alle statistiche)

Gli ufficiali di campo NBA sono dipendenti delle squadre, questo significa che prima di una partita la squadra di casa deve mettere a disposizione 7 ufficiali di campo che andranno ad affiancare la terna arbitrale durante la svolgimento del gioco. Il fatto che lavorino per la squadra di casa non può creare dubbi sulla loro imparzialità? Certo, per questo durante i playoffs la NBA provvede a “mischiare” le diverse stats crew (pagando di tasca propria) per mantenere la situazione più equilibrata possibile.

La stats crew è generalmente un gruppo molto compatto. Le persone che la compongono hanno tutte un secondo lavoro oppure si trovano in pensione, e quindi finiscono per rimanere anni e anni con una squadra (John Radcliffe, morto nel 2009, è stato segnapunti dei Lakers dal 1961), diventando veri e propri impiegati di fiducia, espertissimi e abituati alla pressione delle partite più difficili.

Ma gli errori, seppur rari, vi sono. Un sesto fallo assegnato per sbaglio a Shaquille O’Neal costò una multa salata agli Atlanta Hawks e diede diritto ai Miami Heat di rigiocare gli ultimi 51.9 secondi di una partita persa all’overtime nel 2008. Fu il primo ricorso ammesso dalla NBA dopo ben 26 anni (l’NBA non ammette MAI i ricorsi delle squadre).

I compiti degli ufficiali di campo NBA sono speculari ai nostri, ma il lavoro più impegnativo sembra essere quello assegnato ai tre addetti alle statistiche. Come ci racconta Rebecca Lawson su Mavs Moneyball devono registrare qualsiasi cosa accada durante il gioco in modo da aggiornare le statistiche in tempo reale. Il Caller chiama letteralmente ogni azione, il Secondary la descrive nel dettaglio al Primary che la inserisce all’instante in un computer. In una lega sempre più attenta alle categorie statistiche potete immaginare l’enorme responsabilità che grava su queste persone: le statistiche vengono utilizzate dallo staff tecnico, dai giornalisti che scrivono fiumi di pagine sulla partita e sulle prestazioni dei giocatori, vengono prese in considerazioni quando si tratta di assegnare premi o introdurre persone nella Hall Of Fame.

Questo ci introduce all’altro problema fondamentale: l’enorme soggettività di alcune statistiche. Difficile non essere oggettivi per quanto riguarda i punti segnati, ma è molto meno facile esserlo se parliamo di assists, stoppate e rimbalzi.

Leggere The Confessions Of An NBA Scorekeeper è certamente utile. Alex, l’addetto alle statistiche degli allora Vancouver Grizzlies, racconta di come si tenda solitamente a “gonfiare” alcune statistiche delle superstars, soprattutto quando queste giocano in casa o si avvicinano a traguardi importanti (es. tripla doppia).  Alex riferisce anche un episodio che lo riguarda direttamente, la partita da 23 assists di Nick Van Exel:

Partly because I disagreed with the blatant stat manipulation (that I did) and partly because I’m a Laker fan, I gave Nick Van Exel like 23 assists one game. If he was vaguely close to a guy making a shot, I found a way to give him an assist. Afterwards, I fully expected someone to talk to me about it. Indeed they did. A senior management guy – “great job Alex, that’ll get this game on Sportscenter tomorrow morning!” We (VAN) lost badly, of course.

Non ho mai visto il match completo e non posso giudicare, però non fatico a crederci. L’ossessione prettamente americana per le statistiche è un dato di fatto.

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